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martedì 28 luglio 2009
La Cassazione su via Rasella: partigiani, non «massacratori»-tratto dal sito http://archiviostorico.corriere.it articolo di Lavinia Di Gianvito
La Cassazione su via Rasella: partigiani, non «massacratori»
ROMA - Non si possono definire «massacratori», né tanto meno «massacratori di civili», i partigiani di via Rasella. Sono «affermazioni lesive della dignità e dell' onore dei destinatari», scrive la Cassazione, che con la sentenza 16916 torna a occuparsi dell' attentato del 23 marzo 1944 contro i tedeschi del battaglione SS Bozen. La controversia è iniziata diversi anni fa, in seguito a una pronuncia della Suprema Corte che qualificò l' attacco «legittimo atto di guerra». In quell' occasione Il Tempo accusò i gappisti di essere «massacratori di civili». Elena Bentivegna (figlia di Rosario e Carla Capponi, medaglia d' oro per la Resistenza, morta nel 2000) citò in giudizio il quotidiano per danni morali, ma sia in primo, sia in secondo grado la richiesta di risarcimento fu respinta: nel 2004 la corte d' appello stabilì che il termine incriminato deve intendersi come «la sintesi di un legittimo giudizio storico negativo». Non è così, sostiene invece la Cassazione, perché la parola «massacratori» «evoca unicamente il concetto di trucidare facendo scempio, di far strage». E «l' ulteriore specificazione che di quel massacro furono destinatari i civili assume aspetti non equivocabili nè metaforici in punto di immediata evocazione non già di negativi giudizi storici, ma di affermazioni lesive della dignità e dell' onore dei destinatari». Perciò il ragionamento della corte d' appello «si infrange sull' inequivoco significato del termine usato e pecca per omissione» laddove non valuta l' abbinamento tra le parole «massacratori» e «civili», che produce «l' evidente effetto di accostare l' atto di guerra compiuto dai partigiani all' eccidio di connazionali inermi». Adesso la causa tornerà in corte d' appello per il calcolo dei danni. Ma non è questo il punto. «Per la centesima volta la verità storica è stata riconfermata e quindi qualcuno comincerà a crederci», osserva Rosario Bentivegna, 87 anni. Anche per il PdCi la sentenza è una pietra miliare: «D' ora in poi - sottolinea Alessandro Pignatiello - chi punta a fare becero revisionismo non potrà prescindere da quanto sancito dalla Suprema Corte». Alessio D' Amato, consigliere Pd alla Regione Lazio, esulta per un verdetto che «rende finalmente onore alla storia». Lavinia Di Gianvito
Di Gianvito Lavinia
Pagina 20(23 luglio 2009) - Corriere della Sera
ROMA - Non si possono definire «massacratori», né tanto meno «massacratori di civili», i partigiani di via Rasella. Sono «affermazioni lesive della dignità e dell' onore dei destinatari», scrive la Cassazione, che con la sentenza 16916 torna a occuparsi dell' attentato del 23 marzo 1944 contro i tedeschi del battaglione SS Bozen. La controversia è iniziata diversi anni fa, in seguito a una pronuncia della Suprema Corte che qualificò l' attacco «legittimo atto di guerra». In quell' occasione Il Tempo accusò i gappisti di essere «massacratori di civili». Elena Bentivegna (figlia di Rosario e Carla Capponi, medaglia d' oro per la Resistenza, morta nel 2000) citò in giudizio il quotidiano per danni morali, ma sia in primo, sia in secondo grado la richiesta di risarcimento fu respinta: nel 2004 la corte d' appello stabilì che il termine incriminato deve intendersi come «la sintesi di un legittimo giudizio storico negativo». Non è così, sostiene invece la Cassazione, perché la parola «massacratori» «evoca unicamente il concetto di trucidare facendo scempio, di far strage». E «l' ulteriore specificazione che di quel massacro furono destinatari i civili assume aspetti non equivocabili nè metaforici in punto di immediata evocazione non già di negativi giudizi storici, ma di affermazioni lesive della dignità e dell' onore dei destinatari». Perciò il ragionamento della corte d' appello «si infrange sull' inequivoco significato del termine usato e pecca per omissione» laddove non valuta l' abbinamento tra le parole «massacratori» e «civili», che produce «l' evidente effetto di accostare l' atto di guerra compiuto dai partigiani all' eccidio di connazionali inermi». Adesso la causa tornerà in corte d' appello per il calcolo dei danni. Ma non è questo il punto. «Per la centesima volta la verità storica è stata riconfermata e quindi qualcuno comincerà a crederci», osserva Rosario Bentivegna, 87 anni. Anche per il PdCi la sentenza è una pietra miliare: «D' ora in poi - sottolinea Alessandro Pignatiello - chi punta a fare becero revisionismo non potrà prescindere da quanto sancito dalla Suprema Corte». Alessio D' Amato, consigliere Pd alla Regione Lazio, esulta per un verdetto che «rende finalmente onore alla storia». Lavinia Di Gianvito
Di Gianvito Lavinia
Pagina 20(23 luglio 2009) - Corriere della Sera
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